Da diversi anni, ripetutamente, ci sono offerte immagini di guerra e di distruzione in varie parti del mondo. Sono angosciosi venti di guerra che continuano a scuotere l’umanità intera come un uragano arrecando ovunque distruzione e morte e il rumore delle armi è forte e assordante e tenta ogni giorno di spegnere la speranza nel cuore dell’uomo.

Noi vogliamo credere alla pace, noi vogliamo essere gli uomini e le donne della pace, della convivenza pacifica con i lontani e i vicini di ogni paese e continente. Oggi siamo qui perché abbiamo accolto l’invito di papa Francesco che è il grido dei poveri della terra.

Imploriamo la pace per il mondo intero, ma in particolare per la Repubblica democratica del Congo e del Sud Sudan.

La Repubblica Democratica del Congo da oltre 20 anni vive un conflitto che ha già causato più di 6 milioni di morti e milioni di sfollati all’interno del Paese e nei paesi vicini.

Il Sud Sudan, la Nazione più giovane al mondo, nata nel 2011, dopo due anni della sua Istituzione è sprofondata in una guerra civile che ha causato centinai di migliaia di morti e si parla di oltre 2 milioni di bambini sfollati nei paesi vicini ….

Inutile dire che dietro queste guerre vi sono gli interessi del mercato mondiale … sono paesi con materie prime essenziali al nostro vivere!

 

Testimonianza: Il 14 febbraio 2018 P. Gaspare, missionario comboniano agrigentino in Congo, ci ha scritto: “Il 2017, il 31 dicembre,  si è concluso con un attacco  sistematico e programmato  contro la chiesa e contro il popolo congolese da parte del governo in carica che, scaduto da tempo, non vuole andare via e rimanda continuamente le elezioni. Durante una marcia pacifica, a Kinshasa, organizzata dal comitato dei laici cattolici, la polizia ha caricato sparando su degli innocenti, lanciando gas lacrimogeni dentro alcune chiese durante le funzione religiose, causando morti, feriti e molta paura. Il 21 gennaio, sempre a Kinshasa e in altre città, durante altra marcia pacifica, si è ripetuta la stessa scena con morti, feriti e preti imprigionati e torturati. Anche dei chierichetti sono stati arrestati per essere interrogati e un’aspirante suora è stata uccisa.

Alcune comunità religiose a Kinshasa non vivono più nella sicurezza perché vittime di attacchi indiscriminati e di ruberie notturne.

Il cardinale Lorenzo Mosengwo, arcivescovo di Kinshasa,  denunciando di mediocrità i componenti di questo governo è stato accusato dal potere di cospirazione contro il governo.

Qui a Butembo, nel Nord Kiwu, oltre ai due sacerdoti rapiti la notte del 16 luglio 2017 e ai tre preti Assunzionisti rapiti il 19 ottobre 2012 e di cui non si hanno notizie,  un altro sacerdote diocesano, il 22 gennaio, è stato rapito mentre rientrava in parrocchia, ma dopo pochi giorni è stato rilasciato. Un’avventura finita bene ma che il sacerdote non potrà dimenticare. Durante i quattro giorni in mano ai rapitori è stato continuamente minacciato di morte e legato, con gli occhi bendati ha dovuto camminare, notte e giorno, in foresta.

Sempre a Butembo, in alcuni quartieri regna l’insicurezza totale. Infatti ogni notte si registrano casi di gente rapita, di persone minacciate, di beni rubati...

In alcuni villaggi della montagna, per l’insicurezza, la gente scappa e si riversa in città dove trova solo la fame perché non ha più i propri prodotti della campagna. In città scarseggiano i prodotti che arrivavano dai villaggi dell’interno, e, a causa di questa guerra in atto tra forze governative e i molteplici gruppi armati, i prezzi dei pochi prodotti agricoli che si trovano sul mercato sono alle stelle. I poveri non possono permettersi di acquistarli.

Molte scuole, a causa della forte insicurezza, sono state chiuse: i bambini e i giovani perderanno l’anno scolastico.                                                                   

Da venti anni, da parte della Comunità Internazionale,  si parla di un conflitto di bassa tensione mentre invece si dovrebbe parlare di un conflitto di bassa attenzione visto i 6 milioni di civili massacrati.

Ringraziamo papa Francesco per aver indetto, per la seconda volta in pochi mesi, un’altra giornata di preghiera e di digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo sia per il Congo che per il Sud Sudan. Questa giornata qui in diocesi sarà preceduta da una novena. Anche il nostro vescovo è stato minacciato più volte ed esiliato per alcuni mesi, ora è ritornato in mezzo alla sua gente per condividerne tutta l’insicurezza, la sofferenza e l’incertezza nella quale siamo immersi da tempo.

Chiedo a voi, cari amici della missione, di unirvi a noi nella preghiera nel chiedere al Signore che ci dia la vera pace, e per essere tutti operatori di pace chiamati figli di Dio”.

 

Testimonianza: Così scriveva lo scorso anno, p. Christian Carlassare, Moroyok (Juba) in Sud Sudan: “Il nostro timore più grande si è realizzato”, ha detto Sergio Tissot della FAO il 22 febbraio scorso, “molte famiglie hanno esaurito le loro risorse per sopravvivere” … A rendere la cosa più triste è la coscienza che questa situazione non è provocata da una carestia o da un flagello naturale, ma dalla mano dell’uomo.

Infatti, non si tratta di una crisi cominciata giusto ieri, ma è la conseguenza prevedibile del conflitto che divide il Sud Sudan ormai da più anni. Si tratta di un conflitto interno dove diverse comunità locali si trovano oppresse e in opposizione a chi detiene il potere. Gruppi armati di diversa estrazione hanno messo il paese a ferro e a fuoco. Circa cinque milioni di cittadini – quasi la metà della popolazione – hanno dovuto abbandonare le loro case: tre milioni sono sfollati all’interno del paese tra cui circa cinquecentomila vivono nei campi di protezione dei civili gestiti dall’ONU, mentre un milione e mezzo sono rifugiati in Sudan, Etiopia, Kenya, Uganda, Congo e Centrafrica.

Il conflitto non ha permesso alla popolazione di coltivare. In molte aree, gli allevatori hanno perso il proprio bestiame. In alcune aree del paese la popolazione può solo contare nei tuberi che possono raccogliere nella palude e i pesci che riescono a pescare. Nelle città la popolazione è sotto il torchio di una grave crisi economica e una svalutazione della moneta dell’800% che non permette loro di comperare prodotti alimentari di prima necessità poiché sono diventati troppo costosi. L’ONU ha stimato che circa metà della popolazione soffre la fame, tra di essi un milione di bambini sono denutriti e circa 100.000 sono praticamente condannati a morire di fame.

“Una voce che grida del deserto”, così i vescovi del Sud Sudan hanno intitolato il loro messaggio pastorale pubblicato il 23 febbraio 2017. “Nonostante gli appelli di più parti a fermare la guerra, continuano in tutto il Paese le uccisioni, gli stupri, le torture, i saccheggi, gli sfollamenti forzati, gli assalti alle chiese e le distruzioni di proprietà” denunciavano i vescovi. 

Il Sud Sudan sta vivendo una situazione molto frustrante. Le istituzioni sono confuse. Le organizzazioni internazionali e l’ONU non sanno cosa fare. Gruppi armati sembrano fuori controllo. La popolazione è messa in croce. Non esistono scappatoie. O si ribella usando gli stessi mezzi di chi opprime e finisce col disumanizzare ancor di più il paese. O accetta questo martirio di tutti i giorni finché riesce a sopravvivere senza rendere male per male, anzi, continuando a coltivare il sogno, nonostante i torti ricevuti, di una società umana dove c’è posto per la solidarietà e il bene.

Questo è il martirio dei poveri che si manifesta tutti i giorni. A loro appartiene il Regno di Dio. A loro tocca il compito di umanizzare la nostra società.”

 

Annuncio di Papa Francesco per questa giornata: “Dinanzi al tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo, invito tutti i fedeli ad una speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima. La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan. Come in altre occasioni simili, invito anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme.

Il nostro Padre celeste ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, «risana i cuori affranti e fascia le loro ferite» (Sal 147,3). Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: “Che cosa posso fare io per la pace?”. Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente “no” alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti!

 

Preghiamo insieme: Donaci, Signore, operatori di pace

 

  • Dio della pace, non può comprenderti chi semina discordia, non ti può accogliere chi ama la violenza: dona a chi edifica la pace di perseverare nel suo proposito e a chi la ostacola di essere sanato dall’odio che lo tormenta, perché tutti si ritrovino in te, che sei la vera pace.

Donaci, Signore, operatori di pace

 

  • Ti affidiamo, Signore, i grandi della terra, in particolare chi ora sta programmando piani di morte nel conflitto nel mondo, perché, ponendosi in ascolto del tuo Amore, sappiano correggere i loro intenti di guerra e violenza.

Donaci, Signore, operatori di pace

 

  • Signore, tu lo sai, ci sono centinaia di migliaia di profughi che vivono lontani dalla loro terra e dagli affetti più cari, nella disperazione e nella miseria, t'innalziamo una preghiera per loro, perché, anche in questa situazione così difficile, alzino sempre lo sguardo verso te per attingere la forza e la speranza per un domani più dignitoso.

Donaci, Signore, operatori di pace

 

  • Signore, abbiamo nella nostra mente e nel nostro cuore le terribili immagini di morte e distruzione a causa delle tante guerre: bambini soli, anziani indifesi e indeboliti, madri e padri che piangono i loro figli … per ciascuna di queste persone ti chiediamo di far sentire la dolcezza del tuo amore, che alleggerisce ogni carico pesante e ogni tristezza.

Donaci, Signore, operatori di pace

 

Preghiamo insieme: Donaci Signore la comunione e la pace

 

  • Signore tu che sai educare il cuore dell’uomo, ti chiediamo di assopire i nostri desideri di vendetta e di far nascere, tra i profughi di ogni terra, un cuore pronto al perdono e all’amore.

Donaci Signore la comunione e la pace

 

  • Signore, converti il cuore che brama il potere calpestando la dignità dell’uomo e dell’indifeso. In particolare ti affidiamo coloro che guidano le guerre in Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, perché sappiano riconoscere le conseguenze drammatiche e catastrofiche di questo evento, dove sono sempre i più poveri a pagare.

Donaci Signore la comunione e la pace

 

  • Dio, che chiami tuoi figli gli operatori di pace, fa’ che noi, tuoi fedeli, lavoriamo senza mai stancarci per promuovere la comunione, la giustizia e la pace a partire dal nostro impegno quotidiano.

Donaci Signore la comunione e la pace

 

  • O Dio, che estendi ad ogni creatura la tua paterna sollecitudine, fa’ che tutti gli uomini formino un’unica autentica famiglia unita nella concordia e nella pace.

Donaci Signore la comunione e la pace

 

Chiediamo pace per tutte le guerre dimenticate, per i combattenti drogati con la violenza, per i bambini soldato, per le donne che piangono i loro mariti e figli, per i bambini privati di futuro,  per i campi non seminati e devastati, per l'aria ammorbata e le acque avvelenate; cessiamo di depredare la terra, torniamo a coltivarla come un giardino, cessiamo di fabbricare strumenti di morte e apriamo cantieri della solidarietà!

Sì la pace è ancora possibile, aumenta la nostra fede, Signore

 

Chiediamo pace in Italia e in Europa, tra antichi abitanti e nuovi concittadini arrivati dai Paesi derubati, dalle terre povere di mercati e banche, ma ricche di colori, suoni e sentimenti; che le antiche civiltà sappiano accogliere l'inedita sfida di una comune speranza.

Sì la pace è ancora possibile, aumenta la nostra fede, Signore

 

Chiediamo pace nelle chiese e nelle moschee, nelle sinagoghe e nelle pagode, nei luoghi sacri di ogni fede e religione; che il corpo di ogni essere vivente diventi tempio di pace, tabernacolo d'amore, canto di vita piena per l'intera umanità.

Sì la pace è ancora possibile, aumenta la nostra fede, Signore