Possiamo riassumere tutte le controversie di Gesù con i Giudei, i sacerdoti, i farisei del suo tempo… e forse anche del nostro tempo, con le sue PAROLE PROFETICHE pronunciate nel tempio di Gerusalemme:

“Non fate della casa del Padre mio un mercato” : il vero “dio”, il vero idolo adorato nel tempio era il tesoro, il denaro che dava potere, che manteneva il popolo sottomesso, schiavo delle autorità religiose. La religione era funzionale a questa sottomissione, e la liturgia del tempio era un grande teatro per impressionare il popolo: poveri e umili, i semplici… “gente maledetta”.

Gesù spinge tutti, le sue pecore, fuori da questo tempio: Gesù libera il suo popolo dalla paura di un dio terribile e castigatore verso chi non obbediva alla sua legge e non si sottometteva ai suo ministri. Gesù rivela una nuova dimensione del Dio vero – il Padre: l’amore.

“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere… Egli parlava del tempio del suo corpo” : ora è lui, Gesù, il luogo dell’incontro col Padre, per quest’incontro non serve denaro, ma vivere l’amore fraterno.

Nel cammino della quaresima verso la Pasqua, nel cammino esistenziale verso la pienezza della Vita, secondo il Vangelo di Giovanni, ci sono tre incontri fondamentali:

  • Gv 4 – con la Samaritana: acqua – sete
  • Gv 9 – con il cieco nato: luce – tenebre
  • Gv 11 – con Lazzaro: vita – morte

Possiamo leggerli tutti e tre, o sceglierne uno. Ci facciamo tre domande per la nostra vita:

  • Chi è Gesù?      Io cerco qualcosa…che cosa cerco?      Che cosa ho trovato?
  • È importante che ci avviciniamo alla Scrittura per quello che è: Parola di Dio che salva colui che crede. Prima di leggere il testo chiediamo con la preghiera del cuore la luce dello Spirito santo che mi faccia conoscere l’amore del Padre per me e per tutti. Leggiamo il testo come rivolto a me: io sono la samaritana, io sono cieco, io ero morto e sono stato liberato. Finalmente dialoghiamo con il Signore… ci siamo posti tre domande, altre potranno sorgere… cerchiamo la “nostra” risposta personale, senza paura di impegnare tutta la nostra vita.

LA SAMARITANA Gv 4, 1 – 42

Nell’incontro della Samaritana l’implicazione esistenziale è quella di decidersi quale acqua voglio bere: ci sono acque che tolgono la sete, ma poi si torna ad avere sete, c’è invece un’acqua – “l’acqua che io vi darò”, dice Gesù – che toglie la sete in eterno; però bisogna decidere qual è quest’acqua , quindi non avere un atteggiamento di consumismo spirituale per cui andiamo alla ricerca di sensazioni spirituali, di esperienze spirituali, di consolazioni spirituali, ma un atteggiamento spirituale di chi va verso Gesù per ricevere da lui, e soltanto da lui, l’acqua della vita. Da lui, dall’uomo che siede stanco vicino al pozzo: questo uomo assetato che chiede da bere è colui che dà l’acqua della vita. La sete è una caratteristica dell’uomo: l’uomo ha sete, ogni uomo ha sete. Di che cosa? Ha sete di tante cose, ma in realtà ha sete di felicità, ha sete di vita. E a questa sete dell’uomo vengono proposte diverse acque; ma queste acque non saziano, non tolgono la sete: la tolgono per un po’, ma poi, chi ha bevuto queste acque, dovrà bere ancora. Invece l’acqua che Gesù dà è un’acqua che toglie la sete per sempre. Qui c’è dunque una decisione esistenziale che deve essere presa. La samaritana ci porta a fare la richiesta corretta a Gesù: “Dammi quest’acqua”. Il che vuol dire: “Rinunzio alle altre acque”. Perché abbiamo trovato, come i samaritani alla fine del nostro testo, una relazione personale e diretta con Gesù: “Noi abbiamo udito e sappiamo”. Questo incontro non può avvenire se non nella libertà: la libertà dell’uomo dinnanzi alla libera iniziativa di Dio.

IL CIECO NATO Gv 9, 1 – 41

Il secondo passo è quello del Cieco nato. Tutto inizia da una domanda profonda ed esistenziale: la domanda sulla ragione della sofferenza. Nello sviluppo del dialogo tra Gesù e i discepoli appare una misteriosa identità tra il cieco e Gesù: Gesù sta per entrare nella notte, quest’uomo viene dalla notte – Gesù entra nella notte, però la notte non è per sempre. In qualche modo si comincia a suggerire una risposta alla domanda: la notte c’è, ma per colui che crede in Gesù non è una notte che non conosca l’aurora. Il cieco che ha riacquistato la vista non ha una fede matura: dice che Gesù è un profeta. Ma tiene testa ai farisei che lo accusano… rappresenta l’uomo onesto, che non si lascia sviare da pregiudizi, da interessi, anche religiosi, e sente il fascino e la responsabilità nei confronti della verità. Quindi ogni uomo ha dentro di sé una luce che, se egli la segue, lo può portare a Gesù. La condizione di base, la partenza del cammino della fede, è l’onestà, quella che appunto viene chiamata la verità, l’onestà nei confronti di ciò che è l’esperienza spirituale di ciascuno. Quest’uomo non conosce i contenuti della fede, non sa chi sia Gesù, ma in lui c’è la fede come atteggiamento, come atto totale che impegna tutta la sua persona: “Io credo Signore… e gli si prostrò innanzi”. Al contrario di chi dice di “vederci” e invece si trova nella tenebra del male: l’autosufficienza orgogliosa alimentata dall’osservanza religiosa. Come discepoli siamo quindi invitati ad un atto di sottomissione piena a Gesù, all’affidarci a lui che si è rivelato col nome di Dio: “sono io” che parlo con te. E dobbiamo mettere in conto che la fede in Gesù non è a costo zero, ma provocherà contestazione e anche persecuzione, ostilità da parte di chi opprime l’uomo, da parte del mondo e delle tenebre. Per questo la scelta di credere non è irrilevante o rinchiusa nella sfera strettamente individuale, ma essendo luce provoca la reazione del male (tenebre).

LAZZARO Gv 11, 1 – 44

Il terzo livello è quello che tocca la vita nella sua interezza, il senso del vivere e del morire, la paura e la speranza. Dopo l’invito di Gesù ad andare da Lazzaro che è morto, c’è una affermazione importante di Tommaso: “Andiamo anche noi a morire con lui”. La FEDE è seguire Gesù anche quando questo vuol dire morire con lui. Il segno di Lazzaro vuole sostenere la scelta del discepolo di Gesù, affinché rimanga saldo nella fede e nella convinzione di non aver sbagliato nel fare la sua scelta fondamentale. Gesù va a morire, colui che va a dare la vita all’amico è colui che va a morire. Questa verità viene profeticamente annunciata, anche se non se ne ha piena consapevolezza. Ma questo è anche l’ultimo ostacolo per la fede, perché credere in Gesù, che dà l’acqua della vita – cioè la parola che risponde alla sete dell’uomo -, che è luce del mondo, che guarisce il cieco, anche se questo vuol dire entrare in conflitto con le tenebre, tutto questo ha ancora una logica: ma credere che colui che dà la vita è colui che va a morire, questo è il vero scandalo, aggravato dal fatto che il prezzo aumenta: seguire Gesù vuol dire morire con lui, essere disposti a morire con lui. Nel nostro racconto riemerge la questione della sofferenza, Marta e Maria ripetono: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Questa frase sembra una protesta nei confronti del dolore: se l’uomo soffre, se l’uomo muore, vuol dire che Gesù non è lì. È lo scandalo della sofferenza! Se accompagniamo il dialogo tra Marta e Gesù conosciamo la fede di Marta che crede che il fratello risorgerà nell’ultimo giorno. Gesù dice qualcosa di più, qualcosa di diverso e già presente: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?”. Il futuro sarà solo l’esplicitazione di qualcosa che è già presente nella persona di Gesù e di chi crede in lui. Qui Gesù afferma due cose. La fede porta l’uomo ad una dimensione che viene chiamata “vita” (chi crede in me anche se muore vivrà); una vita che non ha fine, nei confronti della quale la morte non ha più alcun potere: “Chi vive e crede in me non morirà in eterno”. Se la morte ha il carattere definitivo di separazione, di rottura della comunione, la comunione non può essere interrotta dalla morte, quando c’è la fede. La fede crea tra Gesù e l’uomo una comunione che la morte fisica non può interrompere, non ha più un carattere definitivo, ma diventa una porta, un transito. Di fronte all’amico Lazzaro morto, Gesù si commuove profondamente, si sdegna di fronte al male della morte, ma la morte è ormai vinta da colui, il Figlio di Dio, che dona la vita, dice Marta: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”; … e anche noi crediamo.

“…sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna…”